Gli errori più comuni quando si parla di smart city
Tecnologia fine a se stessa, mancanza di coinvolgimento cittadini, vendor lock-in: ecco cosa evitare nei progetti smart city.
Gli errori più comuni quando si parla di smart city
Dopo anni di progetti smart city, ho visto ripetersi gli stessi errori. Ecco una guida per evitarli.
1. Tecnologia prima dei problemi
L'errore: "Compriamo questa tecnologia AI perché è innovativa"
La soluzione: Partire sempre dai problemi reali dei cittadini. La tecnologia è il mezzo, non il fine.
Come fare bene
- Identificare problemi concreti (traffico, sicurezza, inquinamento)
- Coinvolgere cittadini e stakeholder
- Solo dopo, scegliere la tecnologia più adatta
2. Ignorare i cittadini
L'errore: Progettare servizi smart senza chiedere ai cittadini cosa vogliono davvero.
La soluzione: Co-design con i cittadini fin dall'inizio. Non sono solo utenti finali, ma co-creatori.
3. Vendor lock-in
L'errore: Affidarsi completamente a un singolo fornitore tecnologico.
Il rischio: Costi crescenti, impossibilità di cambiare, dipendenza totale.
La soluzione:
- Standard aperti e interoperabili
- API documentate
- Dati in formati standard
- Clausole contrattuali che garantiscono portabilità
4. Sottovalutare la cybersecurity
L'errore: "Penseremo alla sicurezza dopo"
Il rischio: Una smart city è una superficie di attacco enorme. Un breach può paralizzare servizi essenziali.
La soluzione: Security by design fin dall'inizio, non come afterthought.
5. Dati senza governance
L'errore: Raccogliere dati senza una chiara governance su chi può accedervi e per quali scopi.
La soluzione:
- Policy chiare su raccolta, uso, conservazione dati
- Trasparenza verso i cittadini
- Conformità GDPR
- Anonimizzazione e aggregazione dove possibile
6. Progetti pilota che restano pilota
L'errore: Fare un bel pilota, comunicarlo, ma poi non scalarlo mai a tutta la città.
La soluzione: Pianificare lo scale-up fin dall'inizio. Il pilota deve essere progettato per essere scalabile.
7. Mancanza di competenze interne
L'errore: Delegare tutto a consulenti esterni senza costruire competenze interne.
Il rischio: Dipendenza perpetua, incapacità di gestire e evolvere i sistemi.
La soluzione: Formare team interni, assumere competenze digitali, creare una cultura dell'innovazione.
8. Misurare solo la tecnologia
L'errore: KPI solo tecnologici (numero sensori installati, uptime sistema).
La soluzione: Misurare l'impatto sui cittadini:
- Riduzione tempi di spostamento
- Miglioramento qualità dell'aria
- Aumento sicurezza percepita
- Soddisfazione cittadini
9. Comunicazione inadeguata
L'errore: Non spiegare ai cittadini cosa si sta facendo e perché.
Il rischio: Diffidenza, resistenza, fake news.
La soluzione: Comunicazione continua, trasparente, accessibile. Mostrare benefici concreti.
10. Dimenticare la sostenibilità economica
L'errore: Progetti finanziati da fondi europei che muoiono quando finiscono i fondi.
La soluzione: Modello di business sostenibile fin dall'inizio. Come si finanzierà la manutenzione? Come si evolverà il sistema?
Conclusione
Una smart city di successo non è quella con più tecnologia, ma quella che migliora concretamente la vita dei cittadini in modo sostenibile, inclusivo e trasparente.
Alberto Giovanni Gerli
Consulente Smart City & AI, Assegnista di Ricerca UNIMI, CEO Tourbillon Tech